Cara Kate…

Cara Kate,

               Ascoltavo disinteressatamente la radio. Ero lì, mezza rimbambita come al mio solito, con la prima red bull della giornata andata via, un leggero malessere dentale, dovuto più al pensiero del preventivo del dentista che ad altro, un venticello leggero che entrava dalla finestra, e, vicino alla red bull, un finto vetril preso al discount.

 

Che la vita di noi donne è sempre così trafficata. Fatta di colazioni in cui il caffè lo prendi col dolcificante e poi ti “catafutti” una brioche con marmellata di mirtilli, e chiudi gli occhi visualizzando una iris con la ricotta.

Perchè quando sia importante la visualizzazione, Kate, lo hai imparato anche tu.

Dice che stai partorendo con l’ipnoparto, che un vecchio ginecologo, quello della tua nonnina (ma quanti anni ha??) ti assisterà nel parto.

Che la real casa spende 6000 sterline al giorno per l’ospedale e la tua assistenza. (e gli inglesi pagano le tasse).

Insomma kate, pare, e dico, pare, che di questi tempi sei l’unica in grado di partorire.

E mentre io mi ricordo che andavo a fare i tracciati da sola, in macchina, e che poi ruppi, e dico RUPPI, le acque in piena notte, nel letto di quando ero piccina, tu sei già ricoverata, che domani è il giorno buono.

Ma te lo dissero che certe volte i bambini “pigghiano” e “lassano” giorni??

Kate, mi duole dirtelo, ma fare un figlio non è girare un film.

Che nella vita ci vuole fortuna (ok hai sposato il principe d’inghilterra, sei una specialista..) e  se un parto deve andare bene fai un fosso e ci cachi il bambino dentro. E insomma kate, con una punta d’invidia di auguro di vedere le fiammelle mentre sei ipnotizzata. E speriamo che sei femmina, che i maschi windsor portano male.

 E ti auguro pure che sto figghio prenda tutti i 10 giorni possibili. Così, i fotografi sono stremati e quando nasce non se ne accorgono.

Vabbene, katiù. dai. NNi viremmu no sfincionaru.

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